Valerio Checchi è il fondista sublacense che ha conseguito i risultati più rappresentativi nell’Italia centrale. Cresciuto e formato nelle file del Gruppo Sciatori, l’associazione più antica di Subiaco (venne fondata nel 1927), si è distinto per gli ottimi traguardi conseguiti.
Raccontaci della tua carriera sportiva: quando è cominciata?
Io appartengo ad una famiglia che ha una passione ancestrale per la montagna. Ho iniziato a sciare a 4 anni. Inizialmente era sci alpino, poi, anche grazie a mio padre, dirigente del Gruppo Sciatori, ho cominciato a praticare lo sci nordico, ovvero il fondo. La mia giovinezza è stata fantastica: mi allenavo e studiavo. I miei compagni di sport, cioè gli atleti dello sci club erano gli amici con i quali condividevo le fatiche degli allenamenti, l’ansia della gara, le vittorie e le sconfitte, ma anche le vicissitudini scolastiche, i primi amori, le superficialità tipiche della giovinezza. In quel periodo lo sci club aveva tantissimi iscritti, tutti motivati e con una grande carica di agonismo. Gli allenamenti erano un momento di condivisione anche umana, con un simpatico agonismo tra noi e qualche affettuoso sfottò. Il nostro Sci Club, benché del centro Italia, era tenuto in considerazione presso la FISI, anche alla luce dell’ottimo lavoro dei tecnici, dei risultati e dei titoli importanti che i nostri tesserati avevano conseguito negli anni precedenti.
Quali titoli hai conseguito?
La mia carriera si divide in due fasi: quella giovanile e quella professionistica.
Nel periodo giovanile ho vinto un Trofeo Topolino, 5 titoli italiani juniores e la Coppa Kurrikkala. Da professionista ho partecipato a due Olimpiadi Invernali e a 6 Campionati mondiali. Ho vinto due volte in Coppa del Mondo e ho conquistato 13 volte il podio.
Una carriera veramente brillante! Parlaci dei tuoi ricordi di quel periodo.
Salire sul podio e vincere una medaglia, specialmente ad alti livelli è esaltante; ma il momento più bello è stato quando ho avuto la consapevolezza di rappresentare il mio paese, la mia nazione; è una emozione incredibile. E poi tornare a casa ed essere accolto da campione,le pacche sulle spalle, l’entusiasmo dei miei concittadini, l’orgoglio e la soddisfazione dei miei familiari. Sapere che il giorno delle mie gare alle Olimpiadi Subiaco era pieno di bandiere alle finestre, che mia madre non seguiva la gara in tv ma se ne andava sola verso i Monasteri perché non riusciva controllare la tensione, mi ha commosso. Ho sempre avuto l’obiettivo di vincere, di crescere, un sogno inseguito per 15 anni era realtà. Sono soddisfatto dei miei risultati.
Come vedi il futuro del fondo?
In questo momento sociale l’interesse, la motivazione, il senso del sacrificio sono scesi e questo influisce fortemente sulla pratica dello sport agonistico. Grande “colpa” di questo calo è anche determinato dalla tecnologia, dai social, che sotto certi punti di vista rendono tutto facile e virtuale, dalle notizie, alle comodità, ai rapporti umani, alla indipendenza. Anche i genitori sono cambiati nell’approccio dei figli con l’attività sportiva e anche questo determina una alterazione del vero spirito sportivo. Non vedo un grande futuro.
Quali sono le criticità della pratica di questo sport nel centro sud e in questa nostra zona?
Al nord sono più attrezzati, hanno il vantaggio di avere la neve molto prima di noi del Centro e questo influisce sulla preparazione tecnica. Si è sempre in affanno nel programma di allenamento. Noi qui a Subiaco abbiamo la pista Tricolore a Campo dell’Osso, veramente bella e importante, ma purtroppo la mancanza di neve non consente ai nostri atleti di allenarsi a lungo e con continuità. Se vi fosse l’innevamento artificiale sicuramente le prestazioni migliorerebbero molto. Le piste di fondo hanno altimetrie diverse, ci sono salite, discese, lunghi tratti pianeggianti; una pista di skiroll sicuramente aiuterebbe ad acquisire automatismi specifici. I nostri atleti lo praticano per strada (come abbiamo fatto sempre anche noi): questo aiuta sicuramente, ma un’autentica pista di skiroll, con tutte le peculiarità di una pista di fondo, consentirebbe allenamenti più efficaci.
Vista la tua grande esperienza di sportivo, cosa consiglieresti ai ragazzi delle nuove generazioni o anche ai tuoi figli?
Il consiglio che posso dare a tutti è quello di praticare uno sport, possibilmente di squadra. Quello più congeniale alle proprie caratteristiche, senza farsi condizionare da pressioni familiari o scolastiche. Praticare sport è essenziale per una buona crescita psico-fisica. Ma bisogna farlo bene, divertendosi, con il gusto di farlo, senza ansie da prestazione, con determinazione e contemporaneamente con la leggerezza dell’adolescenza, perché fare sport è uno stile di vita. Io ho avuto un’adolescenza e una giovinezza bellissime anche grazie allo sport, e auguro a tutti esperienze sportive esaltanti.