L’immagine che vedete rappresenta un luogo di riferimento per la città di Subiaco: siamo in piazza Gerardo Lustrissimi, davanti al Monumento ai caduti, a ricordo di tutti quei cittadini italiani che hanno dato il loro contributo affinché l’Italia potesse essere “libera, repubblicana e democratica”.
Un sogno raggiunto con gran fatica a causa del clima in cui la nostra nazione era costretta fino a quel momento: l’Italia sognava la libertà e non aveva paura di dover faticare per ottenerla. Erano gli anni del fascismo, del dolore frutto di cinque anni di guerra che aveva portato solo morte e distruzione. Dolore che aveva segnato anche la nostra città: il 70% del centro abitato era stato distrutto dai bombardamenti, tanti i sublacensi morti durante la seconda guerra mondiale.
A Subiaco non è stata risparmiata l’occupazione nazista, iniziata nel 1943 con l’arrivo dei tedeschi che, in poco tempo, avrebbero preso il controllo. I giovani sublacensi vivevano di stenti e pensarono bene di trafugare dall’ex deposito militare italiano, situato nel Palazzo della Missione, ogni bene presente: l’ira nazista non tardò ad arrivare e così i ragazzi vennero incarcerati. A farsi da garante e mediatore un giovane parroco, don Igino Roscetti che ne garantì la scarcerazione.
La convivenza tra nazisti e sublacensi inizialmente sembrò essere “pacifica” ma con il passare del tempo la situazione cambiò. Tanti gli ebrei residenti a Subiaco e protetti all’interno del Sacro Speco, per non parlare dei numerosi episodi di violenza. Ne è l’emblema la fucilazione del giovane Giulio Valente ad opera dei repubblichini di Salò, ucciso mentre fuggiva lungo Via della Pila. Oppure la vicenda di Maria Appodia, una bambina di dodici anni colpita da raffiche di mitra in Via dei Piattari, colpevole di aver fatto entrare nella sua cameretta un filo di luce durante l’oscuramento notturno.
Tra le atrocità protratte sul territorio esisteva una regola agghiacciante: per ogni tedesco ucciso, sarebbero stati fucilati 15 italiani. Lungo la Via Sublacense fu trovato un tedesco morto e così quella feroce regola venne applicata: furono rastrellati quindici uomini nelle Campagne di Madonna della Pace e fucilati, tra loro anche dei sublacensi. È a tutti loro che va rivolto il nostro pensiero in occasione del 25 Aprile, festa della Resistenza e della Liberazione. Abbiamo il dovere di preservare il ricordo e farci custodi della memoria affinché le atrocità del passato non possano ripetersi.