Tra gli anni ottanta e novanta dello scorso secolo, un manipolo di “arditi” cominciò a battere le acque dell’Aniene con le pagaie e a solcarle a bordo di canoe, per lo più monoposto, con finalità essenzialmente sportive. Ben presto qualche giovanotto cominciò a distinguersi per abilità e ad allenarsi presso il ponte di sant’Antonio per partecipare a gare sia in Italia che all’estero.
Allo scopo di fornire un ambiente utile come magazzino e sede della neonata associazione Canoanium Club Subiaco e incentivare la loro pratica sportiva, l’Amministrazione comunale concesse un locale di sua proprietà in via degli Opifici, per la verità non molto comodo ma sufficientemente spazioso.
Al tempo esisteva tuttavia un problema più grosso del reperimento di una sede: Subiaco non era dotata né di collettore né di depuratore per gli scarichi fognari della città, che finivano pertanto nell’Aniene guastando la limpidezza e la salubrità delle acque. Basti pensare che quattro grossi collettori cittadini sversavano le loro acque luride direttamente nell’Aniene senza alcun trattamento. Uno dei quattro addirittura sversava proprio sotto il ponte di sant’Antonio, dove era stato allestito (ed è tutt’ora situato) il primo campo di allenamento per i canoisti.
Per porre rimedio ad un problema che, comunque, aveva dimensioni ben più ampie interessando a monte anche le sorgenti degli acquedotti romani, si cominciò a parlare di risanamento ambientale e, più in generale, a progettare interventi capaci di risolvere tali gravi problemi. In tal senso si adoperavano l’Amministrazione comunale e varie associazioni, tra cui lo stesso Canoanium, riuscendo ad ottenere discreti contributi con l’obiettivo sia del risanamento ambientale, sia dello sviluppo dell’attività sportiva della canoa.
A metà degli anni ottanta fu approvato così un piano generale delle fognature della città che prevedeva, tra l’altro, la realizzazione del collettore urbano, di quello di Livata e del depuratore.
Il collettore urbano, quello che doveva intercettare tutti gli scarichi urbani che finivano nell’Aniene per condurli al depuratore, fu finanziato dalla Regione Lazio con 1,7 miliardi di lire nel 1986 ma non c’era verso di procedere alla sua realizzazione per le infinite obiezioni della Regione stessa, che ritardò per ben sei anni l’erogazione del contributo, mentre i sindaci venivano indagati per violazione della cosiddetta legge Merli.
Intanto anche il Canoanium otteneva contributi per la sistemazione del tratto di fiume adiacente a sant’Antonio, per cui si facevano sempre più pressanti le richieste di risanamento del fiume. Si verificò dunque un ulteriore intoppo. All’epoca, con un’inflazione quasi al 20%, dopo sei anni la revisione prezzi avrebbe portato il costo dell’opera praticamente al raddoppio oppure a realizzarne la metà. Si fecero dunque avanti due imprese ma solo una comprese la situazione e si offrì di realizzare l’opera ai costi del 1986. Di fronte alle perplessità presentate dal sottoscritto, nel frattempo eletto sindaco di Subiaco, riferite alle stazioni di pompaggio dei liquami previste per lo scavalcamento dei dislivelli di Sant’Andrea e di San Francesco, la stessa impresa si offrì di studiare il problema e riuscì a trovare la soluzione con interventi tecnico-costruttivi piuttosto impegnativi. Se ciò non fosse avvenuto Subiaco sarebbe stata condannata a pagare una considerevole bolletta elettrica per il sollevamento delle acque nere da condurre al depuratore, chissà per quanti anni.
Tra dispetti non disinteressati e incomprensioni si arrivò infine all’affidamento dei lavori ma sia io che l’impresa fummo vilmente puniti. Solo dopo un (molto) parziale chiarimento fu riconosciuta la bontà dell’operato e consentito all’impresa di completare l’opera così da risanare le condizioni dell’Aniene.
La limpidezza del fiume si è rivelata determinante per lo sviluppo delle sucessive attività fluviali. Il Canoanium ha donato diversi campioni a Subiaco e soprattutto, diversificando il prodotto, ha potuto dare a Subiaco un’attività economico-turistica in continua espansione: quel rafting che oggi dà lavoro a diversi giovani sublacensi.