I primi insediamenti dell’umanità sono nati quasi sempre a ridosso di fiumi o laghi, perché l’acqua è un bene essenziale per la sopravvivenza. Anche Subiaco è nata grazie all’Aniene: la nostra zona, ricca di acqua, è stata sempre guardata con interesse. A cominciare dagli antichi Romani che già dal 270 a.C., con la costruzione degli acquedotti Anio Vetus e successivamente Anio Novus, hanno iniziato la captazione delle nostre acque per condurle a Roma.
Ma l’Aniene è un fiume a carattere torrentizio, l’acqua a Roma arrivava torbida e fangosa, a causa delle piene e delle frane e allora Nerone fece costruire tre dighe che formarono i Simbruina Stagna, laghi che avevano la funzione di piscine limarie per far depositare i detriti. L’imperatore, che era un esteta, incantato dal silenzio dei boschi, dalla potenza dei panorami, dalla luce e dalla frescura, edificò vicino ai laghi una magnifica villa, con ponti, padiglioni e statue… Proprio da qui, dallo sfruttamento de dal riuso delle architetture lasciate dall’Imperatore, nacque la comunità sublacense.
Nel borgo degli Opifici i nomi delle strade ricordano ancora la presenza di una riva, di una spiaggia, di una diga… Ma tutto passa. Le dighe, tra terremoti e piene, sono andati distrutte e con esse i laghi. Mentre il fiume ha continuato a fluire nel corso dei secoli, fornendo energia idrica alla Cartiera nata sulle sue sponde nel 1587 e acqua al borgo degli opifici, utilissima per gli artigiani.
Le sue rive e le sue acque sono state sempre ricche di erbe medicinali e commestibili, oltre a costituire l’habitat ideale per trote, pannocchie e gamberetti di fiume. I sublacensi amano il loro fiume, molti di loro ne conoscono ogni ansa, ogni mulinello, ogni punto pescoso. Sanno dove trovare la borragine, il luppolo, i pesci; sanno rispettarlo e temerlo. Localmente è stato sempre chiamato semplicemente “fiume”, omettendo l’articolo e attribuendogli così un significato panteistico quasi fosse una divinità, individuando nel passato, a seconda del suo rumore, imminenti eventi…
Il suo corso è stato più volte modificato: dai romani per gli acquedotti, mentre le cascate di Tivoli sono il frutto di una deviazione del suo letto. Durante la costruzione della Cattedrale di Sant’Andrea come negli anni ‘50, dopo la terribile piena che travolse l’antico Ponte di Sant’Antonio. Un fiume amato e temuto durante le piene, ma anche bistrattato, impoverito dalle recenti captazioni, a volte inquinato, ma sempre magnifico e oggi grande attrazione turistica grazie al rafting, alle gare di pesca sportiva e di canoa. Un fiume recentemente tornato protagonista del folclore locale grazie al Palio di San Lorenzo, che ogni anno vede i suoi argini popolati dalle tifoserie rionali.