Chi si reca nella casa comunale di Subiaco ed entra nell’aula consiliare trova il suo sguardo attratto, letteralmente catturato da un grande quadro posto nella parete di fondo sopra gli scranni del sindaco, del presidente e della giunta. In un primo momento il cromatismo esasperato del suo insieme difficilmente lascia intendere il senso e il significato di quanto l’artista ha rappresentato in questa stupenda opera.
Poi piano piano si cominciano a distinguere le parti dell’insieme: sì, le parti perché trattasi di un’opera complessa, un collage di immagini riferite ad eventi accaduti in Subiaco durante l’ultima guerra.
Piano, piano si disvela, si percepisce in alto un groviglio di cenci quasi urlante accanto alla sagoma della parte anteriore di un caccia bombardiere che sorvola Subiaco: ovviamente un chiaro riferimento ai bombardamenti del maggio-giugno del ’44.
Il cencio è una camicia perché tutta l’attività pittorica del nostro grande pittore Enzo Roberti, autore dell’opera, è caratterizzata proprio da “camicie”: a ciascun uomo la sua camicia per cogliere la specificità di ognuno. Qui la camicia è quella di un uomo inorridito dalla guerra e dalla capacità dell’uomo di fare il male. Dunque la camicia di un uomo che aborre la guerra e vuole suscitare sentimenti di pace contro ogni forma di violenza.
Procedendo nell’analisi del grande quadro si individuano allora tutte le drammatiche vicende occorse in Subiaco e dintorni tra il 1943 e il 1944.
Abbiamo già accennato ai bombardamenti della città operati dalle “fortezze volanti” degli anglo-americani per ostacolare la ritirata dei tedeschi verso nord dopo l’occupazione seguita all’8 settembre. Subiaco fu distrutta per il 70%: caddero sotto le bombe molte casupole della parte bassa della città ma anche delle chiese, monumenti e palazzi che mai più potremo riavere in quella forma e sostanza. Così ecco rappresentate sotto una desolata Rocca, fortunatamente indenne, le macerie del monastero cinquecentesco delle benedettine di “Prestecata”, le macerie di Sant’Andrea e dei palazzi storici della parte bassa della città compreso il Palazzo Comunale.
Dall’altra parte scorgiamo il “salto al Cielo” del seminarista Antonio Pelliccia a seguito del bombardamento della facciata settecentesca di Santa Scolastica.
Nella parte bassa del dipinto scorgiamo poi due episodi riferiti a fatti non direttamente legati ai bombardamenti e cioè alla triste fine del giovane Giulio Valente e, forse il fatto più drammatico del periodo, la fucilazione di 15 innocenti operata dai tedeschi in Madonna della Pace per rappresaglia a seguito della morte di uno di loro.
Il dipinto non esaurisce né le vicende della storia né la cronistoria dei bombardamenti ma merita da solo una visita guidata quale spunto per illustrare soprattutto alle giovani generazioni le drammatiche vicende vissute dai nostri padri e nonni in quel periodo.
A chiusura di questo piccolo scritto, vogliamo dire che la guerra è il male supremo che l’uomo possa compiere e che le vicende di Subiaco si inseriscono nel discorso della liberazione dell’Italia dai tedeschi che l’avevano invasa a seguito dell’8 settembre.
I bombardamenti anglo-americani di cui quest’anno ricorre il 75^ anniversario, ebbero inizio il 21 maggio del ’44 e finirono il 2 giugno. Subiaco non contò molte vittime civili perché la popolazione si era rifugiata in campagna, ma il patrimonio edilizio tanto civile che storico rimase distrutto per i due terzi. Le macerie materiali e morali hanno provocato sofferenze indicibili e lasciato un segno indelebile nella nostra storia recente sulla quale Subiaco deve riflettere profondamente per trarre adeguati insegnamenti sul valore della pace.