A Ciciliano, uno dei tanti piccoli paesi arroccati, caratteristici del territorio chiamato Valle del Giovenzano, che rappresenta un ramo della Valle dell’Aniene, il 7 dicembre si è aperta la Biblioteca Comunale. Evento dal sapore antico, anacronistico di questi tempi in cui sono più gli scrittori dei lettori, le librerie chiudono, si denuncia un analfabetismo di ritorno, ci dicono che i ragazzi non sanno leggere e non capiscono ciò che leggono, le enciclopedie sono solo ingombranti soprammobili. Ci troviamo nel centro storico, in una palazzina caratteristica, era il vecchio municipio, entriamo e dobbiamo riconoscere che la sala è accogliente, luci diffuse, un leggerissimo sottofondo musicale, angoli-salottino con lampade che fanno “casa” o caffè fine ottocento, dato che è possibile prendersi un tè o un caffè. L’angolo per i bambini colorato, col piumone, i cuscini, i peluche e cestoni di libretti per i più piccoli. Indovinata la scelta di mettere alcuni settori in evidenza: la produzione del e sul territorio (ambiente naturale, storia, beni culturali, saggi e romanzi di autori locali…) e “Bianca come il latte, rossa come il sangue, nera come la morte” ovvero la narrativa femminile. Un’occhiata al programma degli eventi : presentazioni di libri (poesia, filosofia, fotografia, le signore in giallo, i talenti delle donne, Cenerentola raccontata dalle mamme del mondo, l’olocausto, il calcio,) pomeriggio musicale (note e parole “quando il cantautore si ispira alla letteratura”) incontri con le scuole, incontri del gruppo di lettura, incontri del gruppo astrofili. La sala intanto si è riempita, il pomeriggio scorre piacevolmente, fra l’ illustrazione dell’organizzazione del servizio, intermezzi della locale scuola di musica popolare, letture tematiche divertenti, conclusioni del sindaco. Mentre gustiamo un ricco buffet, fermiamo uno dei bibliotecari volontari che gestiranno il servizio. Gli chiediamo: “Senta, come vi è venuta l’idea di impegnarvi in quest’impresa?”. “Può ben dirlo, è stata davvero un’impresa, tre mesi di lavoro! Ma vede, personalmente, una volta andato in pensione, io e la mia compagna abbiamo deciso di lasciare Roma e tornare a vivere qui nel paese dei miei genitori. Si sa che le situazioni economiche dei Comuni sono in generale drammatiche, allora, almeno nelle nostre piccole comunità, ci sembra giusto che ognuno metta a disposizione quello che ha in più, ecco, noi abbiamo da donare un po’ di tempo. E siccome siamo appassionati lettori, in questo campo ci siamo impegnati. D’altro canto provi ad anagrammare la parola “bibliotecario”, otterrà “beato coi libri”. Altri hanno contribuito come hanno potuto”. Cosa vi aspettate? Quali obiettivi vi ponete? “Che le persone si approprino di questo spazio, vengano a prendere un libro, ma anche a leggere un giornale o a fare due chiacchiere. Che i ragazzi vengano a studiare o a fare una partita a scacchi. E’ limitativo esaurire la nostra funzione col prestito librario, dobbiamo attivarci anche come centro culturale, volano di iniziative e dunque organizzare piccoli eventi od ospitarne. Avere una funzione di coordinamento e di stimolo. Ci aspettiamo coinvolgimento e partecipazione. Abbiamo sollecitato anche gli amministratori delle comunità vicine ad uno scambio di notizie sulle reciproche attività, per avviare in prospettiva una rete informativa che ci proietti all’esterno come un’entità univoca seppur differenziata; essere di stimolo gli uni agli altri attraverso lo scambio di idee, incentivando collaborazioni e offrendo così maggiori possibilità “alle valenze” che ciascuna comunità sicuramente annovera”.