Lieve riduzione di condanna in appello per Domenico Nardoni, il muratore di 48 anni che nel maggio 2018, a Castel Madama vicino Roma, uccise il cameriere 25enne Alberto Delfini, compagno di sua figlia. E tutto ciò per un debito di pochi euro. Quindici anni e quattro mesi di reclusione sono stati inflitti all’uomo dalla prima Corte d’Assise d’appello di Roma, a lieve riduzione della sentenza a 18 anni di carcere pronunciata nell’aprile dello scorso anno dal gup di Tivoli a conclusione del processo col rito abbreviato.
Composita la pronuncia di oggi (così come quella di primo grado): Nardoni è stato condannato a 14 anni e 8 mesi di reclusione per l’accusa di omicidio volontario e porto abusivo di arma, e a 8 mesi di reclusione e 300 euro di multa per furto. Secondo la tesi accusatoria, Delfini raggiunse col suo scooter il luogo dove avvenne il delitto – una zona di campagna attorno Castel Madama; scopo sarebbe stato quello d’incontrare il figlio di Nardoni che gli doveva restituire 60 euro. Giunto sul posto, si scatenò una violenta colluttazione tra i due giovani, cui seguì l’intervento di Nardoni, il quale, imbracciando un fucile semiautomatico, sparò al genero colpendolo mortalmente al collo.