La pandemia di Coronavirus da una dimensione prettamente nazionale diventa internazionale, con sempre più contagi anche negli States. Per ogni regime politico, autoritario o liberal-democratico, le emergenze sanitarie sono una dura prova. L’Italia per prima in Europa ha sperimentato un percorso normativo alternativo, volto a contenere il virus assicurando però adeguati presidi democratici. Come afferma il premier Giuseppe Conte: Per la prima volta dalla fine del secondo conflitto mondiale siamo stati costretti a limitare alcuni diritti sanciti nella nostra Costituzione. I principi ai quali ci siamo tenuti nella predisposizione delle misure contenitive sono stati tutte in direzione della proporzionalità dell’intervento rispetto all’obiettivo perseguito, ossia il contenimento del virus. Ed è questa la ragione della gradualità delle misure che abbiamo assunto via via col passare del tempo”.

Come ribadisce il Premier: “Il nostro ordinamento non conosce un’esplicita disciplina per lo stato di emergenza e abbiamo dovuto costruire, un metodo che non è mai stato sperimentato prima”. Ciò ha portato all’accentramento dei poteri nelle mani del governo e la riduzione del Parlamento a organo di ratifica.

Da qui la domanda sorge spontanea:

In una situazione d’emergenza rispondono meglio le democrazie o i regimi autoritari?

Molte suggestioni lasciano propendere per i secondi, a causa di diverse caratteristiche.

La capacità dei regimi autoritari di spostare l’accento dai valori agli interessi, anche al costo di una politica aggressiva che molte volte calpesta i diritti dei cittadini.

La capacità di ridurre la complessità, di proporre una semplificazione estrema.

Questa ricetta fatta di semplificazione e perseguimento di un obbiettivo, anche con mezzi estremi, sembra essere una ricetta funzionante. Non a caso oggi la Cina viene evocata quasi come un esempio, a proposito della radicalità delle misure prese per combattere il coronavirus.

La scarsa flessibilità della democrazia sembra dunque determinare un vincitore, ma così non è, infatti i media e la libera circolazione dell’informazione sembrano essere l’arma vincente di quest’ultima. In Cina infatti il virus è scoppiato probabilmente in ottobre/novembre ma nessuno al mondo lo sapeva, la notizia venne celata. Questo è un atteggiamento tipico dei governi provinciali cinesi, che come recitano i critici Wu Qiang, e Steve Tsang, temevano che eventuali passi falsi avrebbero avuto gravi conseguenze politiche. Un sentimento difficile da evitare quando “il potere si concentra nelle mani di un capo che è punitivo per chi commette errori”.

Quindi se da una parte i regimi autoritari si dimostrano dinamici nei confronti del governo centrale, dall’altra parte osserviamo una mancata e rapida diffusione delle informazioni, che portano dunque quest’ultimo ad agire quando ormai è troppo tardi.

Oggi vediamo, invece, che tutti i governi a livello internazionale riconoscono all’Italia un fatto importante, la pubblicazione di tutte le informazioni in tempo reale, nulla è stato celato. Una rapida e pronta informazione capace di velocizzare la lentezza burocratica. Ma a salvarci da un ipotetico autoritarismo incombente, fatto di restrizioni sempre più aggressive, è la responsabilità individuale. Dunque l’arma più forte della democrazia insieme all’informazione è la consapevolezza e l’impegno cosciente del singolo di tutelare l’altro attraverso il suo impegno personale. Infatti di questi tempi il non rispettare le restrizioni imposte dallo stato non implicano solo il non rispetto della legge, ma anche una mancanza di rispetto nei confronti dell’altro. Dunque nel lungo romanzo del potere, la democrazia si dimostra come il più valido dei regimi.