L’Italia attraversa un momento complesso: difficile trovare termini di paragone della situazione attuale con il passato. Forse neanche i due dopoguerra possono rappresentare un parametro per una nazione ferita in ogni ambito: sanitario, sentimentale, economico.

In questo momento dove il tempo sembra aver perso la sua importanza, dove viviamo preoccupati stranamente dell’oggi e non del domani, abbiamo la possibilità di riscoprire la nostra essenza più intima, che cosa voglia dire essere italiani. 

Siamo cultori del bello, da sempre e allora la domanda che dobbiamo porci è: 

l’amore per la bellezza ci salverà?

La risposta viene a darcela un anniversario importante: oggi ricorrono i 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio. Morì a soli 37 anni ma nella sua giovane vita seppe imprimere il suo nome nelle pagine dell’arte internazionale come pittore rinascimentale per eccellenza. 

Il poeta Pietro Bembo scelse queste parole per la tomba dell’amico nel Pantheon di Roma:

“Qui giace Raffaello: da lui, quando visse, la natura temette d’essere vinta, ora che egli è morto, teme di morire.”

Se ci pensiamo queste parole sembrano perfette per interpretare questo nostro tempo complesso: la natura sembra davvero morire, tutto si è fermato, siamo circondati da città deserte e silenziose. 

Eppure solo dalla morte la vita può rinascere, sbocciare con una consapevolezza nuova.

Sembra un gioco di parole ma morte e vita è come se danzassero su strade parallele che non si incontrano ma all’improvviso, senza preavviso, si scambiano i binari. 

Raffaello ce lo dimostra morendo nel giorno del suo compleanno: il 6 aprile rappresenta per lui l’inizio e la fine, una sorta di cerchio che da sempre nell’arte è la figura della perfezione.

Secondo le indiscrezioni la morte lo colse a causa di una febbre alta che sopraggiunse dopo una notte brava: in altre parole è come se Raffaello fosse morto per aver troppo amato.

Ecco allora la lezione che oggi viene a darci: noi italiani abbiamo il dovere di riscoprire l’amore per la nostra terra, per ciò che siamo, per il patrimonio che dobbiamo custodire. 

Dobbiamo amare senza freni, senza timori, pienamente proprio come ci insegna Raffaello affinché, quando morte e vita decideranno di sorprenderci scambiandosi quei binari, non saremo impreparati o pieni di rimorsi. Avremo amato e solo questo conterà, sempre.