Se c’è qualcosa che per me sarebbe stato irrinunciabile in questa quarantena sono i libri: ne ho divorati a decine. Sono sempre affamata di nuove storie, ho voglia di scoprire infiniti punti di vista, pormi domande diverse e credo proprio che lo stesso sia per voi. 

Ma sapete che in qualche modo l’oggetto del desiderio che teniamo tra le mani deve la sua vita a Subiaco? Ebbene, è esattamente così! 

La nostra città rappresenta la culla del primo libro stampato in Italia, un primato di cui si può solo andar fieri. 

Correva l’anno 1465 quando Pannartz e Sweynheym importarono nella nostra città le nozioni a proposito di incunaboli. Ne derivarono così numerose stampe tra cui il “De oratore” di Marco Tullio Cicerone che rappresenta il 1° libro stampato in Italia.

I due erano prototipografi, in altre parole allievi dello stesso Gutenberg e scelsero di produrre tre libri proprio a Subiaco: 

  • un Donato, del quale non si conosce più nessuna copia esistente;
  • il De Oratore;
  • il Lattanzio per poi trasferire la loro attività nella città eterna.

Tre tesori che hanno consentito alla nostra città di diventare la madre del libro stampato, di farsi “culla” per un figlio speciale che avrebbe reso grande il suo nome in Italia. 

Incunabolo infatti deriva dal latino e significa proprio “in culla”, un alveo d’oro che avrebbe regalato emozioni uniche a chi si fosse lasciato conquistare dalla sua magia.

Perché è proprio questo che i libri sanno fare: tra le loro pagine si celano infiniti poteri così come infiniti sono i libri che potranno conquistarci.

Esistono libri che acquistano un posto speciale sulle mensole della nostra libreria, altri che ci fanno viaggiare lontano. 

Sì, perché si può viaggiare con la fantasia ed esplorare posti sconosciuti e meravigliosi, proprio come questa quarantena ci sta insegnando.

Ci sono libri che sembrano scritti per noi ed i nostri cuori, quelli che non possiamo sottolineare perché altrimenti diverrebbero un arcobaleno di colori.

Poi ci sono i libri che lasciamo a metà, quelli che non riescono a sussurrare al cuore sottovoce e li abbandoniamo senza rimpianti. 

Ci sono libri comprati da anni di cui all’improvviso ci ricordiamo: l’attesa li rende più adatti, come si fa con un vestito su misura che pazientemente si adatta al nostro corpo.

Insomma i libri non sono altro che storie che aspettano di essere lette e scoperte proprio come le nostre vite: anche noi in fondo siamo libri ed attendiamo che arrivino i lettori giusti…

Quelli che sappiano leggere oltre le parole, che siano capaci di interpretare ogni virgola, ogni punto senza tralasciare nulla.

Oggi allora non è solo la giornata mondiale del libro stampato ma anche la festa di ciascuno di noi: libri diversi di una biblioteca speciale.

Ognuno nel suo comparto, in attesa che arrivino occhi capaci di leggerci dentro. n