Son trascorsi ormai oltre due mesi da quando il lockdown ha sconvolto e travolto le nostre vite: il Coronavirus, come si addice al re più dispotico che possa esistere, non ha risparmiato nessuno.

Tutta l’Italia è stata costretta a pigiare il tasto OFF, bambini compresi. Addio ai pomeriggi spensierati immersi nel verde dei parchi giochi, addio agli abbracci con i nonni e addio al suono della campanella scolastica. Eh già: anche la scuola, oggetto di amore ed odio ad intermittenza da parte degli allievi, è stata costretta a chiudere. 

Ma ci siamo mai chiesti cosa abbia rappresentato tutto questo per i nostri piccoli?

L’insegnante di sostegno Franca Checchi, complice la sua esperienza pluridecennale nel campo e l’infinità capacità di leggere tra le righe della realtà, si è posta questa e molte altre domande. Ne è nato un libello fatto a mano in cui viene ripercorsa la storia della scuola ma prima di condividere con voi ciò che ha suscitato in me ammiratene la meraviglia.

Vi è sembrato di tornare indietro nel tempo come in un velocissimo flashback? 

Personalmente ho avuto la sensazione di rivedermi con il grembiule bianco delle scuole elementari mentre davo la manina alla mia amica del cuore. Ho sentito l’odore del gesso sotto il naso che mi faceva sempre starnutire, mi è parso di scorgere la lavagna con la maestra che di spalle scriveva per noi e le ore spensierate trascorse a scuola.

Questo libello è magico, forse perché le insegnanti come Franca Checchi sono fatine glitterate capaci di incantesimi imprevedibili.

La loro bacchetta magica è il gesso con cui tracciare il percorso da seguire per i propri allievi, anche per quelli speciali.                  Poco importa che parlino con gli occhi e che vedano attraverso le mani: quei bambini speciali seguiranno il percorso luminoso che la fata-maestra avrà pensato per loro e si incontreranno con gli altri compagni di classe per poi prendersi per mano insieme.

Il libello svela il cuore dell’insegnante, la passione per la sua professione ma non solo.

Assistiamo al cambiamento della scuola stessa che è passata attraverso varie fasi: dall’insegnante unica e prevalente ad un corpo docenti più numeroso dove ciascuno con passione fa la propria parte come in un grande puzzle. 

La scuola con il tempo poi ha occupato più ore nella vita dei nostri bambini: è arrivato il tempo pieno, sui banchi si resta anche il pomeriggio ma la bacchetta magica è stata capace di nuovi prodigi.

Ne sono nati spettacoli teatrali, corsi di musica e addirittura momenti di giardinaggio; tutto questo sembra essere stato spazzato via dal Covid-19, una minaccia non solo per i polmoni ma anche per i cuori.

Chissà quanta mancanza del contatto diretto con l’insegnante, quanta assenza delle chiacchierate con i compagni durante la ricreazione.

Il dispotico sovrano virale ha costretto tutti alla DAD, la didattica a distanza ma voi davvero cambiereste la magia della fata-maestra per un freddo computer?

Credo che l’insegnante Franca Checchi non si sia solo posta questa domanda ma che abbia anche trovato una risposta: vi basterà ascoltare con cura le sue riflessioni nel finale del libro.

“Ogni bambino si è lasciato prendere per mano dalla maestra e si è fidato”:

i nostri bambini hanno bisogno di tornare a stringere quella mano che è calda di fiducia e profumata di amore.

Solo così la scuola sarà “un quadro da dipingere, un libro da leggere, una canzone da cantare […], quel luogo dove ogni bambino ha lasciato crescere se stesso, il proprio cuore”. 

Speriamo che si torni alla scuola delle fate-maestre e alla loro magica guida!