L’emergenza Covid-19 dilaga da mesi, coinvolgendo una ad una le regioni italiane seppur in maniera difforme.

Non ne è rimasta priva anche la Regione Lazio che sta correndo ai ripari per consentire ai cittadini di effettuare tamponi con cui cercare di controllare la curva dei contagi, in evidente aumento.

È notizia dell’ultima ora il potenziamento dei punti per i tamponi modello drive-in proprio all’interno del territorio regionale, anche a causa delle polemiche nate dalle ore trascorse in macchina per via delle file chilometriche ammassatesi nei pochi centri attivi in tal senso. Per questo ai punti attivi a Palombara, Colleferro e al CAR (Centro Agroalimentare Roma) di Guidonia, sono stati aggiunti quelli di Vicovaro, Priverno, Aprilia, Pomezia, un drive-in specificatamente pediatrico presso l’ospedale Sant’Andrea e quello dell’aeroporto di Guidonia. Nei prossimi giorni ne verranno aggiunti altri per le aree afferenti alle Asl Roma 1 e 2, particolarmente sotto pressione.

Il modello drive-in consente di fare il tampone faringeo restando comodamente nella propria automobile dove si viene raggiunti da personale infermieristico dotato di adeguati dispositivi di protezione. Questa modalità però non consente di potersi controllare in base alla propria volontà: è sempre il medico di Medicina Generale a valutare i casi in presenza di sintomi sospetti e ad emettere la ricetta dematerializzata, imprescindibile per provvedere al controllo.

È evidente dunque come il tampone modello drive-in sia fondamentale soprattutto ora, visto l’approssimarsi della stagione autunnale che porterà con sé l’arrivo dell’influenza. Sappiamo bene come i sintomi influenzali e quelli del Coronavirus siano facilmente confondibili, quindi avere un tampone che decongestioni le strutture ospedaliere e che faccia luce sulla presenza o assenza di positività è fondamentale.

Quello che lascia evidentemente basiti però è notare come per la  Asl di riferimento di Subiaco, la Asl Roma 5, i soli tre punti in cui poter procedere con il tampone drive-in siano Vicovaro, Guidonia e Colleferro.

In altre parole: Subiaco non è riconosciuto come Comune capofila del distretto di cui è parte, il G4 e così tutti i comuni che ne fanno parte ossia Affile, Agosta, Anticoli Corrado, Arcinazzo Romano, Arsoli, Bellegra, Camerata Nuova, Canterano, Cervara di Roma, Jenne, Marano Equo, Olevano Romano, Riofreddo, Rocca Canterano, Rocca S. Stefano, Roiate, Roviano, Vallepietra, Vallinfreda, Vivaro Romano, avranno non poche difficoltà.

Se necessario verificare la positività infatti dovranno necessariamente rivolgersi presso i punti attivi a Vicovaro, Guidonia o Colleferro.

Ci indigna come la Regione Lazio non abbia analizzato con attenzione le necessità di un territorio come quello della nostra città di Subiaco che non solo non può contare su una struttura ospedaliera capace di far fronte alle emergenze vista l’assenza di un reparto adeguato di terapia intensiva.

Lasciare Subiaco senza un punto per il tampone drive-in, equivale ad isolare ancor più non solo la città stessa ma anche tutti quei comuni limitrofi che vivono già non poche difficoltà per l’assenza di un nosocomio all’avanguardia.

L’amministrazione comunale avrebbe dovuto portare in Regione le proprie istanze, far sentire la sua voce insieme a quella dei sindaci della Valle dell’Aniene perché, se come facilmente prevedibile, il numero dei contagiati crescerà anche in questi territori, non poter contare su una verifica chiara e tempestiva come quella del tampone equivarrà a paralizzare ulteriormente la città.

Obiettivo Sviluppo così come anche la minoranza comunale e le associazioni attive sul territorio, nel corso degli ultimi mesi, hanno cercato in ogni modo di spingere l’amministrazione a sollevare un grido d’allarme per questa sanità amputata. Hanno dimostrato volontà di collaborazione, desiderio di mettere da parte le divisioni politiche di fronte ad un bene più prezioso: la salute dei cittadini. Ma è evidente come gli appelli siano rimasti inascoltati.

La nostra non è una lettura isolata del territorio e delle sue esigenze: ad avere il nostro stesso punto di vista anche l’onorevole Giancarlo Righini, consigliere regionale in rappresentanza di Fratelli d’Italia che in un comunicato ha dichiarato:

“Sempre più incomprensibili le scelte della direzione generale della Asl Rm5 sempre più ispirate da logiche che nulla hanno a che vedere con le esigenze del territorio e degli utenti. Si apre un nuovo Drive-In Covid a Vicovaro e si lascia inattivo quello di Subiaco realizzato da tempo e mai stato operativo. Considerando la sua posizione strategica rispetto ai molti comuni dell’Alta Valle dell’Aniene, sarebbe opportuno attivarlo, costituendo un punto di riferimento essenziale nell’emergenza Coronavirus per le popolazioni di Subiaco, Agosta, Marano, Cervara, Affile, Arcinazzo, Jenne, Vallepietra, Trevi nel Lazio, Bellegra, Roiate, troppo spesso dimenticate da questa Amministrazione Regionale”.