Il decreto del Governo del 23 ottobre scorso ha stabilito lo stop delle attività sportive di squadra nelle palestre. Come tutte le associazioni dilettantistiche anche i settori basket e pallavolo della Asd Vis Subiaco hanno dovuto “fermare i palloni” e a malincuore comunicare agli atleti l’impossibilità di continuare gli allenamenti presso le palestre della Istituto Superiore “Braschi Quarenghi” di Subiaco. Eppure era stato predisposto tutto in modo da poter “convivere” con le regole imposte dal Governo e dalle Federazioni. Dalla scorsa estate il Presidente della Asd Vis Subiaco aveva stabilito che gli atleti avrebbero usufruito la gratuità annuale in considerazione della precarietà della situazione e per favorire il rilancio dello sport dilettantistico, già duramente provato dal fermo della scorsa stagione. Erano state e predisposte tutte le procedure per la sanificazione e per il distanziamento, individuato il Covid manager e invece stop. Game over per tutto il 2020. Peccato!

Katia Proietti Appodia, allenatrice e organizzatrice del settore pallavolo ci dice che la stagione era iniziata sotto i migliori auspici, grazie all’efficacia del lavoro svolto negli anni precedenti. Il settore giovanile si era rafforzato e potenziato; era aumentato il numero degli iscritti e ciò aveva permesso la formazione una squadra maschile e una femminile, tutti avrebbero partecipato ai campionati provinciali e federali Fipav, dopo anni di campionati amatoriali misti. E non ultimo si era creato un forte senso di squadra e di appartenenza, elemento essenziale per una sintonia sia sportiva che umana.

Anche Valerio Lanciotti, coach e deus ex machina del settore basket, ci racconta la sua amarezza, perché questo era l’anno in cui avrebbe potuto “raccogliere i frutti” del lavoro degli anni passati. Un gruppo giovanile ben affiatato con una preparazione omogenea, un gruppo di bambini in continua crescita, la squadra maggiore motivata e entusiasta, la consapevolezza di aver potenziato nel territorio un settore sempre in affanno, a causa degli spazi inadeguati nei quali si lavora.

Non resta che aspettare che la tempesta passi, per ricominciare più carichi che mai, ottimisti e positivi come tutti gli sportivi.