Vi stiamo presentando il progetto politico della coalizione di centro destra, ormai nota dallo slogan “PARTECIPA SOGNA OSA CAMBIA”, un’unione tra forze di centro destra e civiche che vedremo schierate insieme nelle prossime elezioni comunali di giugno 2021. Nei giorni scorsi vi abbiamo fatto conoscere meglio la visione di Domenico Petrini, in qualità di rappresentate della coalizione nonché presidente di Obiettivo Sviluppo.

Oggi sarà la volta di Francesco Basso, segretario di Fratelli d’Italia a cui va il nostro grazie per aver accettato l’invito.

-Francesco, tu attualmente ricopri il ruolo di segretario di Fratelli d’Italia del circolo di Subiaco.                            Quando e perchè hai scelto di dare il tuo contributo all’interno di questo partito?

La mia adesione a Fratelli d’Italia risale all’epoca della nascita del partito stesso ed è stata figlia di un cammino personale che mi porta all’attivismo politico sin dalla giovane età. Ho iniziato ricoprendo ruoli prima a livello scolastico, in seguito ho proseguito all’interno dei partiti che hanno attraversato la storia della destra italiana dalla quale discende Fratelli d’Italia. La mia partecipazione diretta invece risale alla nascita di Fratelli d’Italia, partito all’interno del quale ricopro da quasi 4 anni il ruolo di segretario del circolo di Subiaco. Per quanto riguarda quest’ultimo posso dirmi pienamente soddisfatto del cammino che tutti insieme abbiamo fatto in questi anni, camminando parallelamente, e lo dico con orgoglio, anticipando sempre la crescita contestuale del partito a livello nazionale. Questo è stato chiaramente merito di tutte quelle persone che negli anni si sono attivamente spese, sento di dover ringraziare anche i cittadini per la fiducia che ci hanno riconosciuto, sostenendo in maniera sempre maggiore le nostre battaglie. Estendo un benvenuto anche a quanti nel tempo si stanno avvicinando al partito, partito che ha una vocazione aperta ed è pronto a raccogliere sempre nuove forze ed energie. 

-Francesco, la parola d’ordine di questo nuovo progetto politico è unione. Un concetto sul quale state puntando molto: quanto è importante allora ripartire da forze che collaborano insieme?

Credo che questo sia fondamentale: la ricerca di questa unione ci ha portato ad un lungo percorso che è durato anni. Non sfugge a nessuno ed è storia della politica locale che nell’ultimo decennio queste forze politiche hanno viaggiato su binari diversi che non si sono mai incontrati. Abbiamo iniziato per questo, per tempo, un lungo processo che ci ha portato alla fine a rincontrarci e ad individuare quei valori, quel minimo comun denominatore che ci consente oggi di avere una medesima visione della città per il futuro e, grazie a questa visione comune, di poter dire finalmente che potremo viaggiare insieme. 

Siamo dei partiti diversi, lo stesso discorso vale per i movimenti che ci affiancano in questo lungo cammino: come due rotaie di uno stesso binario, viaggiamo parallelamente ed abbiamo lo stesso obiettivo finale.

-Il concetto di unione non riguarda soltanto il progetto politico in sé ma anche la situazione sociale di Subiaco. Cosa è accaduto in tal senso in questi ultimi anni?

È chiaro che una delle rimostranze che la cittadinanza rivolge all’attuale amministrazione, in chiusura della sua esperienza decennale, è proprio l’aver creato delle forti linee di frattura all’interno del paese, di aver portato nel tempo a scindere tra chi sta con me e chi sta contro di me con ripercussioni importanti in tutti gli aspetti, soprattutto nella società. Pensiamo anche all’associazionismo, a come è stato utilizzato e piegato alle proprie esigenze di parte. Sappiamo benissimo che non sarà soltanto un cambiamento amministrativo a sanare queste ferite ma ci vorranno anni, ci vorrà un lavoro attento rivolto a tutte le varie sfaccettature della cittadinanza, nella speranza di poter recuperare i danni fatti.

-Questo progetto politico vede coinvolte forze partitiche e civiche quindi si tratta di una visione di città di ampio respiro. Quali sono le finalità che intendete perseguire?

Richiamandomi anche a quanto precedentemente detto, è evidente che le finalità di questo progetto sono quelle di dare una svolta amministrativa alla nostra città. Ci saranno naturalmente dei problemi più importanti che andranno affrontati e che richiederanno del tempo. Penso ad esempio al tema del bilancio che, nella sua complessità, richiederà un’analisi di lungo periodo per cercare di recuperare quanto è accaduto in questi anni. Non possiamo fermarci però al tentativo di risanare ciò che è stato fatto precedentemente: bisognerà dare una visione nuova alla città, visione che sappia comprendere qual è la Subiaco che si svilupperà nei prossimi decenni. Bisognerà capire quale sarà il ruolo di questa vocazione turistica della città, verso dove si muoverà il commercio degli anni futuri, mettere in rete tutte queste informazioni e cercare di creare un modello di sviluppo che sia anche ambientalmente sostenibile. Bisognerà dare la possibilità a Subiaco di affrontare nuove sfide e di tentare di frenare quel calo demografico che è una delle grandi preoccupazioni che oggi, a mio avviso, dovrebbe coinvolgere l’intera cittadinanza.  

-Quali sono le criticità più urgenti da segnalare rispetto agli ultimi 10 anni di amministrazione Pelliccia?

Abbiamo già parlato dello scollamento tra amministrazione e cittadinanza, abbiamo visto già come il tema dell’indebitamento e delle criticità del bilancio non potranno che segnare i decenni a venire. Aggiungerei però altri fattori, partendo dalla mancanza di progettualità ossia la coscienza che noi abbiamo assunto del fatto che ci ritroveremo un’amministrazione che non lascerà in dote nulla di strutturato quindi ci sarà la necessità di partire da capo, di progettare e solo dopo riuscire ad eseguire. Allo stesso modo il discorso del territorio circostante: non è più possibile che Subiaco sia separata dalle realtà che la circondano. Subiaco deve essere il riferimento, il capofila, deve saper rappresentare non solo se stessa ma anche tutte le realtà della Valle dell’Aniene. Solo restituendo alla città questo ruolo di guida della Valle dell’Aniene, torneremo a darle l’importanza che merita e a riconsegnarle quei servizi e quelle infrastrutture di cui necessita.

-Se dovessi descrivere l’impegno politico che vi vede protagonisti con tre parole, quali sceglieresti? 

Sceglierei la parola affidabilità riferendomi all’affidabilità delle persone che si stanno mettendo in gioco e che hanno deciso di credere in questo progetto, utilizzerei la parola competenze che riconosco in vari campi, in tutti coloro che stanno dando vita a questo gruppo di lavoro e che si stanno spendendo con numerosi incontri, cercando di comprendere quelle che sono le aspettative e le necessità della cittadinanza. Infine il termine prospettiva intesa come sviluppo, per dare veramente una sterzata alla storia di questo paese, la prospettiva di creare un progetto diverso e condiviso per lo sviluppo della nostra città. 

-Nella vita privata sei il papà di tre bambini: cosa speri per il futuro della città e per le giovani generazioni che verranno?

Ti ringrazio per la domanda che mi coglie di sorpresa, però mi piace il dover coniugare questo ruolo genitoriale con quello di collaborare a ripensare l’amministrazione della città. Secondo me sarà fondamentale capire quali siano le esigenze delle nuove generazioni. Mi rendo conto che, almeno per la fascia di età dei miei figli quindi per i bambini più piccoli, lo scoglio più importante da evidenziare sia quello della formazione. Mi sembra che negli ultimi anni a Subiaco si stia perdendo la capacità di fare formazione. Subiaco era faro di riferimento per un territorio circostante da un punto di vista di creazione culturale, mi pare di vedere però una perdita della capacità di creare e di fare cultura nella nostra città. Non dimenticherò mai quando anni addietro ci fu il problema dell’impossibilità di comporre una sezione del liceo classico. Questi secondo me, seppur sottovalutati, sono segnali pericolosissimi che ci parlano di un impoverimento culturale. Credo invece che per uscire da quell’isolazionismo geografico a cui innegabilmente la nostra città di Subiaco è costretta, sia fondamentale la cultura come unico strumento in grado di offrire la possibilità di scegliere quale sia il percorso di vita che ognuno di noi vorrà fare.