Le interviste sono la parte che amo di più del mio lavoro: ti consentono di entrare in contatto con l’altro senza filtri, in modo diretto, ascoltando proprio dalle sue parole la visione della vita, i sogni, in un “viaggio” tra le parole che ci consente di entrare in confidenza con quella persona, in qualche modo. Ho scelto appositamente la parola “viaggio” perchè l’ospite di questa mia intervista è proprio una donna che ha questo termine impresso nel DNA. Si tratta di Grazia Timperi, una figura preziosa che sta mettendo a disposizione la sua trentennale esperienza in campo turistico per supportare la coalizione di centro-destra, ormai nota attraverso lo slogan “Partecipa Sogna Osa Cambia”.

-Innanzitutto ti ringrazio per la disponibilità; da anni sei titolare di un’agenzia viaggi: cosa rappresenta per te il viaggio e soprattutto condurre i clienti attraverso questa esperienza?

Il viaggio per me equivale ad uscire fuori dalla routine quotidiana per scoprire nuove culture, nuovi paesaggi, nuove tradizioni, nuovi sapori, nuove persone e lingue. In una sola parola il viaggio ci consente di “spaziare” ma anche di conoscere di più noi stessi. Quando viaggiamo infatti abbiamo l’opportunità di fermarci, per conoscerci meglio, per questo quando rientriamo siamo più rilassati, più ricchi di emozioni e sentimenti. Il viaggio però è anche occasione per fare dei confronti: vedendo altre città, altre culture, altri modi di vivere, ci rendiamo conto di ciò che abbiamo e di ciò che possiamo migliorare. Nella mia attività è ovvio che io debba soddisfare le richieste di vacanza sia individuali che di gruppi e questo equivale a cercare di capire l’esigenza delle varie tipologie di cliente. Solitamente si tratta sempre di realizzare dei sogni nel cassetto oppure dei viaggi che coronino un progetto di vita, che può essere un matrimonio, un anniversario o degli eventi particolari. Il viaggio individuale deve rappresentare un viaggio su misura, in grado di rispondere alle esigenze di quel singolo cliente; quello di gruppo invece deve contemplare clienti che vogliano condividere con gli altri il viaggio, la vacanza, il tour: noi infatti, oltre ad essere un’agenzia di viaggio, siamo anche tour operator. Il nostro scopo è quello di preoccuparci dell’organizzazione del viaggio stesso affinché tutto vada per il meglio, cercando di risolvere qualsiasi problematica possa sorgere; andiamo anche a controllare l’azione nel gruppo, nello spirito di quella condivisione in base alla quale l’individuo poi deve interagire con gli altri. Nel viaggio di gruppo dunque c’è la soddisfazione di scoprire il nuovo ma esso stesso si arricchisce ancor di più perchè c’è una condivisione, una relazione sociale. Nascono nuove amicizie, ci si diverte insieme, si fa gruppo e quindi c’è tutto un altro sapore del viaggio. Quello che è importante alla fine, per noi che organizziamo il viaggio. è che il cliente si ritenga soddisfatto e torni a casa arricchito e soddisfatto.

-Stiamo attraversando una fase difficile non solo a livello nazionale ma anche locale in tal senso. Come sta affrontando la tua attività questa pausa forzata?

Purtroppo la situazione di difficoltà riguarda sì la situazione locale ma anche quella nazionale e più in generale mondiale: le agenzie di viaggio, come la mia purtroppo, stanno vivendo il periodo della pandemia da COVID-19. Il fatto che non possiamo programmare alcun viaggio, alcun tour, questo ci immobilizza; a marzo, ad esempio, ero uscita con diverse pubblicità di tour che avevo organizzato in Italia e all’estero e non ne ho potuto realizzare neanche uno, non per causa mia o per i miei clienti ma per il fatto che dobbiamo attenerci alle disposizioni restrittive per il contenimento della pandemia. Abbiamo determinati obblighi, non possiamo organizzare viaggi quando i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri ci danno delle disposizioni ben precise. Ci dobbiamo attenere a quello; cosa ci auspichiamo però? Noi localmente ma come anche gli altri miei colleghi, le altre agenzie di viaggi e tour operator a livello nazionale e mondiale ci auspichiamo che arrivi il vaccino, in grandi quantità e che possano essere vaccinate la maggior parte delle popolazioni in modo che si crei la cosiddetta immunità di gregge. Questo ci permetterebbe intanto quest’estate di pensare a dei week-end o delle vacanze un pò più brevi in Italia, che possa essere in un agriturismo piuttosto che in un ambiente naturalistico, per chi ama il mare anche al mare. Si ha infatti bisogno di recuperare degli spazi, di avere la possibilità di stare all’aria aperta, di godersi la natura visto tutto il lockdown che abbiamo vissuto e che stiamo continuando a vivere in qualche modo. Quindi per quest’anno la ripresa potrebbe essere nella nostra bella Italia e poi, agli inizi del 2022, speriamo di riprendere un’organizzazione sia a breve che a lungo termine attraverso viaggi in Europa, Baleari, Canarie, Egitto e poi a lungo raggio nei Caraibi ad esempio o in altre mete ambite dai turisti a livello mondiale.

-Dietro il nome della tua agenzia si cela l’affetto che provi per Subiaco. Simbruina infatti è un aggettivo che ricorda i laghi neroniani da cui il viaggio nella storia, per la nostra città, ha avuto inizio così come anche il nome degli splendidi monti che abbracciano la valle dell’Aniene. Cosa rappresenta allora per te Subiaco?

Per me Subiaco è la città dove sono nata e cresciuta, dove ho avuto la mia famiglia d’origine ma anche la mia famiglia attuale: mio marito ed i miei figli che sono cresciuti in questa città. Subiaco è la città che amo e la nostra agenzia ha preso il nome di Simbruina viaggi proprio per essere più vicina al territorio, in riferimento ai Monti Simbruini ossia a quei monti che rappresentano il Parco Naturale protetto dalla Regione Lazio. Io mi ricordo una Subiaco molto viva, che aveva delle attività economiche e aziendali capaci di offrire molto lavoro quindi una comunità vivace, presente e con tanta voglia di fare. Mi piacerebbe, vista la mia esperienza lavorativa e anche sociale, (oltre a svolgere un’attività turistica, ho cercato di rappresentare anche le attività commerciali della nostra città) in un futuro prossimo poter dare alla città che amo tanto qualcosa di positivo, credendo nelle sue ricchezze: per questo cerco di immaginare una Subiaco migliore.

-Se potessi viaggiare su una macchina del tempo e proiettarti da qui a 5 anni di distanza, come immagineresti la Subiaco del futuro?

Immaginerei una Subiaco viva, una Subiaco che cura la sua comunità garantendo ai cittadini una qualità di vita migliore, offrendo loro tutto quello di cui hanno bisogno, a partire dai servizi pubblici quindi la scuola, un ospedale efficiente ma soprattutto portandola avanti con i tempi. Una città però che possa risvegliare anche la sua autonomia, senza sentirsi dipendente dalla capitale: la vicinanza a Roma è molto importante ma non deve essere la ragione per la quale Subiaco debba perdere la sua indipendenza. Meritiamo di crescere come città, cercando di fare sistema con tutti quei paesi vicini, creando con loro una collaborazione attiva che possa proiettarci verso il futuro, curando sia il settore turistico sia quello artigianale. Non dobbiamo puntare solo al turismo che c’è ma essere consapevoli che esso crescerà se la città cresce e si proietta nel futuro: il turismo non può crescere se la città rimane quello che è e se sfruttiamo soltanto le ricchezze naturalistiche e culturali del posto. Subiaco deve raggiungere uno sviluppo che riguardi le infrastrutture, la sua crescita economica: a quel punto il turismo crescerà di pari passo con l’economia, il commercio, l’artigianato e tutte le altre attività, compreso lo sport che conta tante realtà importanti. Pensiamo allo sci a Monte Livata, a tutte le attività sportive che si possono svolgere lungo il fiume Aniene o nel territorio naturalistico. Tutto ciò cresce se la città cresce nel completo.

-Siamo in conclusione, prima di salutarci allora ti chiedo: quali sono i punti di forza della nostra città e in cosa si dovrà lavorare per migliorarla?

I punti di forza della città sono la sua stessa storia: penso al monachesimo benedettino, alla Rocca dei Borgia, al contesto naturalistico in cui essa stessa si trova, da Monte Livata al fiume Aniene quindi tutto quello che rappresenta il territorio, comprese le attività sportive e l’artigianato. Non parliamo mai di artigianato ma è un settore fondamentale: sarebbe importante fondare delle scuole dei mestieri e capire quali siano quelle attività artigianali in grado di essere promosse tramite una formazione ben precisa e appropriata. È poi importante ricreare lavoro perchè altrimenti, con l’andare del tempo, spopoleremo la città e poi bisogna renderla al passo con i tempi. Se noi facciamo in modo che Subiaco diventi una città funzionale con delle infrastrutture, anche con dei mezzi di digitalizzazione e informatici come per esempio la Wi-Fi in tutta la città, questo ci potrebbe permettere di ripopolarla. Molti fuggono dalla grande città per recuperare degli spazi, per avere una vita più tranquilla: Subiaco potrebbe essere un riferimento in tal senso. Questo periodo di Covid-19 sta colpendo tutti indistintamente, per cui chi vive nella città si sente ancora più in difficoltà di noi che ci troviamo in un piccolo centro e abbiamo più possibilità di raggiungere delle aree dove non abbiamo aggregazione, dove possiamo fare una passeggiata, dove possiamo ricrearci. Questa allora potrebbe essere un’occasione preziosa di ripopolamento per la città di Subiaco. Altra cosa importante: il turismo. Quando parliamo di aumento delle presenze turistiche non vuol dire che abbiamo raggiunto lo sviluppo turistico della città perchè in realtà noi non abbiamo raggiunto un bel niente: quando arriva il turista o la folla di turisti noi non sappiamo accoglierli perchè non abbiamo infrastrutture. Basta un esempio molto semplice: non abbiamo servizi igienici adeguati e questa è l’immagine che la città di Subiaco purtroppo offre di sé. Non abbiamo parcheggi, si blocca la città quindi per fare in modo che il turismo non sia qualcosa che colpisca la città ma che rappresenti un beneficio, dobbiamo lavorare ad un piano strategico di marketing turistico. Nessuno purtroppo ha mai scelto di farlo o di chiedere consiglio a chi in questo campo è competente non perchè gli è caduto dal cielo ma perché ha fatto 30 anni di esperienza sul campo, perchè ha visto tante altre realtà e ha girato quasi tutto il mondo. Continuando così rischiamo che il turista arrivi e scappi, invece dobbiamo accoglierlo con tutti i servizi necessari: solo allora questa città andrà al passo con il futuro, altrimenti resteremo una città spenta e correremo il rischio di perdere tutto. Abbiamo infine il compito di dare risposte ai giovani: non devono scappare ma restare, orgogliosi della nostra città.